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Il ricordo delle vittime fasciste fa scaldare l’estate ostrense

L'HuffPost sulla partecipazione all'iniziativa del sindaco PD Storoni che replica: "Le ferite si devono rimarginare o si infettano"

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Un commento
l'altare rimovibile a Ostra per ricordare le vittime fasciste della rappresaglia dei partigiani nel luglio 1944

Nel condannare la propaganda fascista, il Partito Democratico predica sul piano nazionale la più assoluta intransigenza, su quello locale pratica alle volte un ambiguo lassismo. È il caso di Ostra, piccolo paese di settemila anime in provincia di Ancona, dove le famiglie di tre martiri partigiani, fucilati dalle SS tedesche durante il periodo della Resistenza, vedono la memoria dei propri cari calpestata ogni anno l’11 luglio.
Una ferita che si è aperta 73 anni fa e che ancora non si è rimarginata perché il potere “temporale”, il sindaco, e quello “spirituale”, il parroco, contribuiscono in una singolare affinità d’intenti a gettarvi sopra altro sale. Come? Commemorando, a ogni anniversario, la morte di cinque spie nazifasciste proprio di fronte al luogo dove furono fucilati i tre partigiani. L’omaggio da una parte, l’oltraggio dall’altra“.

Inizia così l’articolo dell’Huffington PostIl triste rituale di Ostra. L’omaggio di parroco, sindaco e Pd alle spie nazifasciste di fronte alla lapide dei partigiani” a firma di Claudio Paudice, dove si cita l’episodio del 9 luglio scorso a cui ha partecipato in forma privata e senza fascia tricolore Andrea Storoni, sindaco di Ostra. Storoni era presente alla “Preghiera nel 73esimo anniversario dell’uccisione del Priore don Nazzareno Pettinelli e di coloro che furono vittime della rappresaglia”: rappresaglia avvenuta l’11 luglio 1944 in cui vennero uccisi cinque fascisti, accusati di aver collaborato con le SS nell’individuazione dei tre membri del Gruppo partigiano locale Alessandro Maggini, Amedeo Galassi e Pietro Brutti, giustiziati nel febbraio del ’44.
Nell’articolo si cita anche una riunione del circolo PD ostrense per discutere della partecipazione del sindaco di Ostra in qualità di privato cittadino. La cosa non è poi sfuggita ad alcuni simpatizzanti ostrensi del Partito Democratico che hanno dato il via alla diatriba ripresa dall’articolo dell’HuffPost.

A tutto questo ha pensato di rispondere il sindaco stesso Andrea Storoni, con una nota “Ostra chiama l’Italia: rifiutiamo l’odio” che pubblichiamo integralmente qui di seguito: “Parliamo di memoria e di necessità di cambiamento affinché certe spiacevolissime pagine della storia d’Italia non si torni più a scriverle. Anche io lo dico nelle celebrazioni istituzionali e ne sono un convinto assertore. Perché non si ripetano non si può non dialogare per rifiutare l’odio e se il codice su cui possiamo ritrovarci è quello decifrato nella preghiera è un punto di partenza. Dobbiamo continuare ad odiare tanti nostri concittadini, o i tedeschi o i giapponesi perché durante la guerra mondiale ci sono state posizioni diverse? Quando faremo pace con la storia per superare il livore che è di pura cronaca per entrare nell’insegnamento che le divisioni e le ferite si devono rimarginare altrimenti si infettano e il nostro corpo continua a soffrire e non recupera la salute che serve ad andare avanti. Quindi per togliere ombre sulla vicenda torno a ribadire che nessuna iniziativa fascista si è svolta. Nella domenica più vicina al giorno in cui 73 anni fa sono stati fucilati 5 fascisti, un gruppo di persone, tra cui io, abbiamo ridotto la nostra distanza reciproca in termini di umana pietà nei confronti delle vittime della violenza che ha caratterizzato un frangente dolorosissimo della nostra storia. I fascisti uccisi sono stati vittime stesse della guerra nazifascista e della violenza che ideologicamente si era imposta. Rimango convinto che i partigiani si erano fatti portatori di una causa nobile che è stata fondativa per la nascita della nostra Repubblica e allo stesso tempo sono convinto che chi aderiva ad altre idee, opposte a questa, si è schierato contro l’interesse della nostra Italia. Il 9 luglio si sono dette due preghiere rivolgendoci ai due lati della strada uno di fronte all’altro c’erano i tre partigiani uccisi il 6 febbraio e dall’altra i 5 fascisti uccisi l’11 luglio. La mia è la posizione di un uomo iscritto al Pd, già iscritto all’Anpi, cattolico, di formazione umanistica, sposato e con una figlia a cui voglio lasciare qualcosa di buono. Non è un finale ad effetto il mio, ma un imperativo morale“.

Commenti
Solo un commento
pasquinoparlante
pasquinoparlante 2017-08-09 19:17:01
Anche i parenti delle tante famiglie italiane che sono state trucidate dai partigiani vedono la memoria dei propri cari calpestata visto che si parla sempre e solo delle atrocità nazifasciste e mai di quelle fatte dai partigiani.
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