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Ostra, riapre al pubblico il Santuario del Santissimo Crocifisso

A partire dal 16 settembre

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Santuario del Santissimo Crocifisso a Ostra

Il 16 settembre verrà inaugurato e riaperto al pubblico a Ostra il Santuario del Santissimo Crocifisso, rimasto chiuso da alcuni anni per lavori di restauro: è stato completamente rifatto il tetto con le sue capriate e restaurati la facciata e il fianco laterale sinistro, riportati a mattoni a faccia a vista, e il campanile a vela del secolo XV. Si è anche provveduto alla ripresa delle decorazioni pittoriche del suo interno ed ora rimane solo il ripristino dell’area presbiteriale.

Il Santuario del Santissimo Crocifisso di Ostra è uno dei monumenti più antichi e suggestivi della Città. Venendo per il corso da Porta Marina, esso si trova a mezzo cammino dalla piazza, in quel leggero accenno di piazzetta, poco prima che la strada inizi a salire.

Anticamente la chiesa, dedicata a San Gregorio Magno, fu una delle tre chiese parrocchiali di Montalboddo oggi Ostra. Poi, con il riordino territoriale ecclesiale del 1860, la sede parrocchiale venne trasferita nella nuova chiesa rurale di San Gregorio edificata sulle colline, oltre il fiume Misa, non molto lontano da Pianello.

Contemporaneamente il 9 settembre del 1860, il Vescovo Domenico Lucciardi elevò la Chiesa urbana di San Gregorio a Santuario del SS.mo Crocifisso.

Le iscrizioni in cotto, scolpite ed incastonate nel muro della facciata, poste l’una sopra l’arco romanico, l’altra sopra l’arco gotico a sesto acuto, ci tramandano i nomi dei due costruttori, Paulazio Peris e Menco Bonatti, e quello del rettore committente, Messere Albrico, e l’anno di edificazione 1333.

Architettonicamente di rilievo è senza dubbio il portale con il doppio arco e la parte esterna laterale del vicolo, che mostra superfici intatte del 1300. La facciata invece risulta rimaneggiata nel sec. XIX. Il rosone centrale, con i due occhi luce stretti verso l’interno, sono stati murati intorno al 1870 quando una pia signora donò al Santuario l’organo e in quell’occasione si rinforzò la facciata con quattro contrafforti verticali e si allargarono i due goffi finestroni ai quali dopo il 1881, vennero dati forme goticizzanti. Un bozzetto del pittore ostrense Tarcisio Bedini (1929-1961) presenta chiaramente l’architettura originaria della facciata, della chiesa e del campanile a vela, che ancora oggi conserva in perfetto stato due campane di altissimo valore storico ed artistico, ambedue datate 1439.

All’interno l’opera di maggior prestigio è il magnifico Crocifisso che dà il titolo al Santuario. Si tratta di uno straordinario Cristo morente, opera di Bartolomeo Silvestri da Verucchio (1673-1759), valente scultore e medico chirurgo in Montalboddo. Di alto interesse seguono, i due settecenteschi angeli laterali in legno con i segni della Passione di N.S. Signore Gesù Cristo, di autore ignoto.

Negli altari laterali vi sono invece due pale d’altare del sec. XVIII, la prima raffigurante San Pietro Martire, la Vergine col Bambino, San Gaetano da Thiene e Sant’Antonio di Padova, l’altra Santa Maria ad Nives con i Santi Giuseppe, Orsola, Francesco e Diego. L’organo risale al 1869 ed è opera di Carlo Carletti di Serra S. Abbondio. In questa Chiesa sono anche venerati Santa Rita da Cascia, per la presenza di una statua donata al Santuario dalla zelante Rosa Antinori e da altre pie persone nel 1950, e San Francesco di Paola raffigurato in una tela ovale posta in una piccola nicchia.

Nella sacrestia si conservano molti altri quadri di media dimensione: San Filippo Neri, Sant’Anna (1870), Sant’Espedito Martire, Nostra Signora del Buon Consiglio (1892), del Sacro Cuore di Gesù, Sant’Antonio di Padova e di Nostra Signora del Sacro Cuore.

Un degno riconoscimento al Santuario fu espresso da Papa Leone XIII, che nel 1900 donò, in occasione del nuovo secolo, una pianeta bianca da usare nelle ricorrenze più solenni ed importanti. In seguito, nel 1913, in occasione del XVI centenario della Pace di Costantinopoli, il SS.mo Crocifisso fu adornato con una corona d’oro impreziosita di diademi che venne tolta nel 1960, perché non si addiceva alle bellezze artistiche del Cristo sofferente sulla croce. Dopo il secondo conflitto bellico la Fam. Bedini di Ostra venne incaricata della decorazione pittorica della chiesa e al 1950 risalgono i disegni dell’altare maggiore. In quel occasione il N.H. Edgardo Francesco Menchetti, grato per essere tornato dal fronte russo, in segno devozionale donò al SS. Crocifisso un panno rosso che tutt’ora fa da sfondo al Crocifisso stesso. Nel 1960 in occasione del 1^ centenario della dichiarazione del Santuario si formò un comitato per le celebrazioni centenarie. Furono pubblicati anche cinque bollettini di buon livello artistico e storico, dal titolo “La Parola del Maestro”, per pubblicizzare l’evento religioso.

Inutile ricordare che il Santissimo Crocifisso del Silvestri è stato sempre nei cuori degli Ostrensi. Negli ultimi cento anni è stato l’emblema dei maggiori avvenimenti religiosi locali, più volte esposto presso la Chiesa Collegiata di Santa Croce e portato in trionfo per le vie della Città come nel 1913 e 1938, per le ricorrenze centenarie e giubilari della Pace di Costantinopoli; nel 1960, per i festeggiamenti del 1° centenario dell’elevazione della chiesa a Santuario; nel 1977 e 1987, per le Sante Missioni.

Il nuovo millennio si è aperto con restauro del portale in cotto avvenuto nel 2003, voluto dall’Arciprete Parroco di Santa Croce Mons. Umberto Gasparini e finanziato, oltre che dalla parrocchia, dalla Soprintendenza ai Monumenti e dalla Banca delle Marche.

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