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Calcio, verso la finale dei Mondiali: come erano andati i 22 precedenti?

Dalle origini al dopoguerra. L'epoca delle grandi rivali. Dagli anni Settanta al Duemila. Le finali dell'era moderna

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Manca ormai pochissimo. La finale dei Mondiali 2026 è alle porte e, come capita ogni volta che ci si avvicina all’ultimo atto, la mente corre indietro nel tempo, verso tutte le sfide che hanno assegnato il trofeo più ambito del pianeta.

Dal lontano 1930 a oggi le finali giocate sono state 22, anche se una, come vedremo, fa storia a sé. Non si tratta solo di pure sensazioni dettate dall’entusiasmo dei tifosi, perché lo stesso albo d’oro ci ricorda che alcune superpotenze contano sulla loro stessa storia per imporsi. Riuscire a capire in anticipo chi vincerà è comunque sempre complicato, di conseguenza ogni previsione ed ogni quota sulla finale dei Mondiali vengono calibrate con attenzione dal momento che si tratta di un evento tanto elitario. Ma ripercorrerle le finali una per una , in fondo, è un po’ come sfogliare l’album di famiglia del calcio.

 

Dalle origini al dopoguerra

Tutto comincia in Uruguay, nel 1930. È l’inizio di una magica storia. Qui all’epoca c’erano soltanto 13 partecipanti: 7 nazionali dall’America Latina, 2 dal centro e nord America e 4 rappresentanti del Vecchio continente. In finale ci arrivano i padroni di casa contro l’Argentina che superano per 4-2 e si prendono la prima Coppa Rimet. Quattro anni dopo il Mondiale si trasferisce in Italia e per l’occasione la nazionale di Vittorio Pozzo arriva al massimo della forma e della voglia. In casa a Roma vince per 2-1 la finale contro la Cecoslovacchia, ma la cosa sorprendente è che si ripete quattro anni più tardi, nel 1938, nel torneo iridato organizzato in Francia, trovando in finale una fortissima Ungheria, battuta per 4-2. Poi arriva la guerra e il torneo viene ovviamente sospeso ma alla ripresa del 1950 va in scena l’unica anomalia della lista: quell’anno non ci fu una vera e propria finale secca, ma un girone finale, deciso di fatto dal drammatico Uruguay-Brasile del Maracanà, il celebre “Maracanazo” che gelò un intero Paese, quando l’albiceleste sconfisse per 2-1 i super favoriti padroni di casa verdeoro.

 

L’epoca delle grandi rivali

Gli anni Cinquanta e Sessanta sono quelli delle grandi rivali. La Germania Ovest firma il “miracolo di Berna” nel 1954 in Svizzera contro l’Ungheria data per imbattibile; poi tocca al Brasile di un giovanissimo Pelé, che vince nel 1958 nel Mondiale organizzato in Svezia e si ripete nel 1962 in Cile, nella finale contro la Cecoslovacchia battuta per 3-1. Da ricordare è però anche il Mondiale del 1966 dove è l’Inghilterra a trionfare in casa, tra mille polemiche, contro i tedeschi. Celebre fu infatti la polemica sul gol fantasma di Geoff Hurst, per il provvisorio 3-2 ma che porta al definitivo 4-2 e il primo Mondiale della storia dell’Inghilterra. Quattro anni dopo, nel 1970 in Messico, quel Brasile stellare di Pelé, Tostão e Jairzinho travolge l’Italia in una finale rimasta negli annali. Fu una partita quasi mitologica, tra due nazionali forti come non mai. Il risultato finale, nello stadio Azteca di Città del Messico, fu di 4-1 ma con la memoria di una delle partite più memorabili della storia del calcio.

 

Dagli anni Settanta al Duemila

Gli anni Settanta portano in scena l’Olanda del calcio totale, capace però di perdere due finali di fila: nel 1974 in Germania e contro la Germania Ovest e poi nel 1978 contro l’Argentina padrona di casa. Poi arriva l’Italia di Bearzot, che nel 1982 si prende il suo terzo titolo iridato piegando i tedeschi nella finale di Madrid con un perentorio 3-1 sui teutonici. Fino all’Argentina di Maradona, sugli scudi nel 1986 di nuovo in Messico, e questa volta in una inedita sfida finale contro la Germania, sconfitta in un emozionante 3-2. Proprio i tedeschi si rifanno però nel 1990, in casa dell’Italia, ma ritrovando gli avversari che quattro anni prima non gli avevano dato scampo. Nella finale di Roma la gara è tesissima e avara di emozioni ma all’85esimo minuto risolve tutto un rigore di Andreas Brehme che regala alla Germania Ovest la sua terza coppa del Mondo.

Gli anni Novanta proseguono però con la delusione azzurra della spedizione di USA ’94. Nella finale di Pasadena il Brasile batte l’Italia ai rigori, con l’errore di Roberto Baggio dal dischetto a chiudere il sipario. Nel 1998 è memorabile la finale con la Francia padrone di casa dove Zidane e compagni surclassano i verdeoro, reduci dalla loro vittoria in USA, per 3-0. Si arriva così al nuovo millennio ed è ancora Brasile, che nel Mondiale del 2002 organizzato tra Giappone e Corea del Sud, torna al successo battendo la Germania in finale per 2-0 e con Ronaldo mattatore. E per gli italiani arriva il momento dell’ultimo grande successo della storia azzurra: il mitico Mondiale del 2006 in Germania. Un capitolo scolpito nella memoria italiana dove Materazzi e compagni incontrarono la Francia in finale. Il risultato al termine dei tempi regolamentari fu di 1-1, si andò così ai supplementari ma solo i calci di rigore decretarono i vincitori, con il capitano Fabio Cannavaro che alla fine alzò la quarta coppa del mondo per l’Italia.

 

Le finali dell’era moderna

Da quel momento in poi il calcio cambia volto, ma non il fascino delle finali. La Spagna del tiki-taka conquista il suo primo Mondiale nel 2010 contro l’Olanda; la Germania si conferma corazzata nel 2014, superando l’Argentina di Messi con un gol di Götze nei supplementari. Nel 2018 tocca ancora alla Francia, contro la sorprendente Croazia, mentre nel 2022 arriva la consacrazione di Messi in quella che è stata, per molti, la finale più bella di sempre in un Argentina-Francia terminato 3-3 con la Francia e chiusa ai rigori. Adesso ci risiamo, con un’altra finale pronta a scriversi. Il torneo del 2026 ha già salutato qualche big eccellente, su tutte la Germania, il Brasile e l’Olanda uscite a sorpresa, ma il verdetto vero deve ancora arrivare. E se c’è una lezione che questi 22 precedenti ci consegnano, è che la finale è una bestia a parte: non premia sempre chi ha giocato meglio nel torneo, ma chi sa reggere la pressione dell’ultimo, decisivo, novanta minuti. Tra pochi giorni scopriremo chi scriverà il ventitreesimo capitolo di questa lunga storia.

Redazione Valmisa
Pubblicato Mercoledì 15 luglio, 2026 
alle ore 12:03
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