Strage Lanterna Azzurra Corinaldo, condanna anche per l’ottavo imputato
Definitiva la sentenza anche per Riccardo Marchi: per lui 10 e anni e 5 mesi di reclusione

Si è finalmente concluso il lungo e doloroso processo relativo alla strage di Corinaldo, che ha segnato tragicamente la notte dell’8 dicembre 2018.
In quella serata infernale, all’interno della discoteca “Lanterna Azzurra”, sei persone persero la vita a causa anche dell’uso dello spray urticante al peperoncino, uno strumento trasformato in arma da un gruppo di giovani più che maggiorenni, senza alcuno scrupolo.
Quella serata, inizialmente programmata per ospitare il concerto del noto rapper Sfera Ebbasta, si svolse tuttavia senza la partecipazione dell’artista, lasciando il posto all’onda di panico che ne seguì.
Tra gli imputati in uno dei due processi, quello contro la cosiddetta “Banda dello spray” (l’altro fu aperto contro proprietari, gestori e chi rilasciò permessi), l’ultimo a comparire davanti alla giustizia è stato Riccardo Marchi, 26enne di Bologna, condannato a 10 anni e 5 mesi di reclusione per omicidio preterintenzionale, con il ricorso in Cassazione definitivamente respinto.
La Corte ha ritenuto la pena inevitabile, ritenendolo tra i principali responsabili della dinamica che scatenò la tragedia.
La difesa diversamente sosteneva che Marchi avesse avuto un ruolo secondario, limitato alla semplice presenza sul posto e privo di un reale coinvolgimento nei fatti.
Una versione che non ha convinto i giudici, i quali hanno invece ritenuto l’imputato pienamente consapevole e partecipe del piano messo in atto dall’intero gruppo.
Ma quello che rende questa vicenda ancora più inaccettabile è la motivazione che si nasconde dietro il gesto: un atto chiaramente premeditato volto a creare confusione e terrore, con il solo intento di sottrarre oggetti di valore, senza alcuna considerazione per la vita delle persone presenti.
Tra le vittime, come ancora oggi ricordiamo, si contarono cinque minorenni e una madre di 39 anni: giovani e famiglie che si erano riuniti quella sera semplicemente per condividere la passione per la musica e trascorrere ore di svago.
Ignari e sereni nella normalità di quella notte, si sono trovati inevitabilmente travolti dalla cattiveria e dall’incoscienza di chi ha trasformato una semplice serata di spensieratezza, in un momento di dolore irreparabile, lasciando dietro di sé una ferita profonda e indelebile, che, a distanza di anni, continua a segnare profondamente la comunità.
La sentenza nei confronti di Riccardo Marchi, insieme a quelle pronunciate precedentemente per gli altri sette imputati (uno dei quali nel frattempo deceduto), segna la conclusione di un capitolo cruciale del procedimento giudiziario, consolidando il quadro delle responsabilità emerse per la tragedia, rappresentando un piccolo ma grande passo verso la giustizia.




















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