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L’abbandono dell’antica stazione di posta di Osteria di Serra de’ Conti

Appello di Ettore Baldetti per la salvaguardia e il recupero dell'edificio

Stazione di posta nella frazione Osteria di Serra de' Conti

Ci sono dei comuni italiani che, per felici coincidenze di positivi interessi o meritevoli ambizioni politico-culturali coinvolgenti studiosi e amministratori locali, in alcuni periodi della loro storia hanno saputo attrarre e coagulare finanziamenti pubblici o privati nella promozione storico-artistica del territorio, con particolare profitto, non solo culturale per la valorizzazione delle radici identificative di una collettività, ma anche per le ricadute nell’indotto economico-turistico zonale.

Uno di questi è sicuramente Serra de’ Conti, un piccolo comune dell’entroterra senigalliese che ha saputo reinvestire gli introiti del boom industriale degli anni Sessanta, di cui ha goduto e subito le relative conseguenze, anche nella valorizzazione del patrimonio architettonico, storico e culturale, con pubblicazioni di studi su vicende comunali, cinta muraria, archeologia, istituzioni religiose, accompagnate da opere di restauro e valorizzazione e dall’istituzione di una Biblioteca Comunale, un Archeoclub locale e una sede museale delle arti monastiche. Fra queste, di particolare interesse è il volume su “Le chiese di Serra de’ Conti. Arte storia e devozione religiosa”, apparso nel 2007 a cura di Virginio Villani, dove si dà particolare risalto nella parte finale al progetto di restauro della chiesa cinquecentesca di S. Maria delle Grazie o Madonna del Piano, presso l’odierna frazione di Osteria, descritto da Marta Maiolatesi. Vi si legge infatti che qui transitava una deviazione secondaria della Via Flaminia il cui tratto, già passante davanti alla facciata della chiesa, fu spostato a monte agli inizi del ‘900 perche minacciato dalle esondazioni fluviali. Si aggiunge quindi: “la stessa cosa si può notare nell’orientamento di un vecchio edificio con un piccolo portico a tre arcate (l’antica Posta dell’Osteria), posto poco distante, ma sull’altro lato della strada”.

Sembrava che andasse celermente in porto l’operazione di tutela del decrepito complesso architettonico, impreziosito da una coeva pittura parietale, da decenni chiuso al culto e oggetto nel 1997 di un intervento della locale Scuola Media con l’iniziativa “La scuola adotta un monumento”, in cui venne coinvolto il sottoscritto, già indagatore del sito in uno studio sulla topografia storica del territorio del 1988. Ma nel 2010, mentre parti del fatiscente luogo sacro minacciavano un crollo imminente, lo stesso scrivente inviò un lettera aperta alle autorità competenti, pubblicata nei media on line del 9 novembre, segnalandone la precaria situazione statica. Il sindaco Arduino Tassi rispose con cortese tempestività, assicurando che l’Amministrazione stava prodigandosi per sanare e valorizzare la chiesa cinquecentesca, i cui lavori di restauro edilizio sono poi terminati di recente.

Oggi purtroppo la stato di abbandono e di crollo interessa la coeva e prossima sede ricettiva e di posta, cioè la locanda destinata altresì al cambio e alla cura dei cavalli, che ha conferito l’odierno nome alla prosperosa comunità di Osteria, e trova interessanti confronti in analoghi edifici di Barbara, lungo la frequentata Via Vittorio Veneto, ospitante un maniscalco fino alla metà del Novecento, e di Senigallia, in Via Raffaello Sanzio, valorizzato da un pregevole restauro, grazie all’intervento di studiosi e enti preposti. Ci si augura quindi che quegli stessi soggetti, ai quali pure questo comunicato si indirizza, sappiano salvaguardare altresì la stazione di posta e ristoro di Osteria, cosiccome si è felicemente fatto per l’adiacente chiesa, in modo tale da non inverare, ‘mutatis mutandis’, il noto proverbio marchigiano, riferito alla Santa Casa lauretana e all’artistico crocefisso conservato a Sirolo: “ chi va a Loreto e non va a Sirolo, vede la Madre e non il Figliolo”.

Pubblicato Martedì 30 giugno, 2026 
alle ore 6:00
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