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Anche Italia Nostra contro l’impianto Fileni vicino Castelleone di Suasa

"I valori immateriali contano quanto il rispetto formale della legge"

Municipio e Chiesa di San Francesco a Castelleone di Suasa

Il costituirsi di comitati spontanei di cittadini a fronte di provvedimenti presi dalle Amministrazioni Pubbliche sull’uso del territorio sono sempre più frequenti, specie quando si tratta di installazioni che minacciano l’ambiente, la salute e la qualità della vita.

Questo succede perché spesso le comunità non vengono informate tempestivamente, né chiamate a condividere scelte che le riguardano, specie in materie così delicate, mettendo invece in primo piano le logiche economiche.

La stessa cosa sta succedendo nella valle del Cesano, dove si è costituito da tempo il “Comitato AmbienteVivo Valcesano”, dopo che il Comune di S. Lorenzo in Campo ha predisposto la variante urbanistica al P.R.G. favorendo la realizzazione di una grande impianto per l’allevamento di polli. Il progetto è della nota ditta Fileni e secondo i dati forniti dal Comitato prevede la realizzazione nell’area dell’ex Aquater un complesso di 12 capannoni per un totale di circa 102 000 mc per l’allevamento intensivo di oltre 2.200.000 di polli nel corso dell’anno.

L’area su cui verrebbe ad insistere l’impianto è densamente popolata, si trova a non molta distanza da Castelleone di Suasa, San Michele al Fiume e S. Lorenzo in Campo e soprattutto ha di fronte sull’altra sponda del fiume il parco archeologico di Suasa. E basterebbero già queste considerazioni per sconsigliare la collocazione di una struttura del genere in questo luogo, senza considerare l’impatto sulle risorse idriche, sulla qualità dell’aria e sulla vivibilità dell’ambiente.

L’impianto infatti, sempre secondo i dati forniti dal Comitato, avrebbe bisogno di una grande quantità di acqua, creando forti criticità nell’alimentazione degli acquedotti pubblici, come rileva la stessa relazione della Multiservizi; nell’aria vi sarebbero emissioni di ammoniaca ed altri inquinanti, come le polveri sottili; gli abitanti avvertirebbero in certi periodi dell’anno i cattivi odori provenienti dagli allevamenti e in conseguenza di ciò potrebbe verificarsi una diminuzione del valore patrimoniale degli edifici in proporzione alla loro vicinanza.

Ma quello che più ci preoccupa sono gli effetti negativi che un impianto del genere potrebbe avere sulla vicina zona archeologica di Suasa, che sorge di fronte sulla sponda destra del fiume Cesano. Fra le due aree esiste infatti una stretta contiguità e gli eventuali effetti negativi si rifletterebbero anche sul Parco Archeologico. Di conseguenza la realizzazione dell’allevamento non rappresenterebbe certamente la strada migliore per la valorizzazione dell’area a fini turistici, considerato che il parco è meta di visite per molti mesi all’anno insieme all’annesso museo di Castelleone di Suasa e che lo stesso comune di S. Lorenzo in Campo fa parte del Consorzio, investendo risorse per la continuazione delle ricerche e per la promozione e valorizzazione dell’area stessa. Non vanno poi sottovalutati gli effetti dell’impatto visivo che le dodici grosse costruzioni avrebbero sul paesaggio agrario di fondovalle.

Non basta quindi garantire il rispetto formale dei parametri di legge relativi alla tutela dell’ambiente per rassicurare l’opinione pubblica, ma vanno considerati anche quei valori immateriali che contano altrettanto, se non di più, quali appunto quelli culturali legati alla valorizzazione del bene archeologico e quelli estetici legati al godimento del paesaggio, che verranno sicuramente compromessi. Inoltre, anche se il progetto offrirà sicuramente le garanzie richieste dal punto di vista formale, non è detto che ciò sia sufficiente a rassicurare e neutralizzare la percezione del rischio di fronte alle tante incognite che presenta nel lungo periodo la gestione di una struttura di queste dimensioni, quali il possibile superamento dei limiti stessi di legge, l’aleatorietà dei controlli, i possibili ampliamenti futuri ecc.

Pertanto in considerazione delle criticità espresse, le sezioni di ITALIA NOSTRA di Pesaro e Senigallia chiedono alle Amministrazioni interessate un ripensamento sulla opportunità di autorizzare la realizzazione dell’impianto in questione in un’area così delicata.

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