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A Barbara la presentazione dell’ultimo libro di Ettore Baldetti

400 anni di storia dell'abbazia di Santa Maria di Sitria

Abbazia Santa Maria di Sitria

Sarà presentata a Barbara, venerdì 17 maggio alle ore 21 presso il Municipio, e a Sassoferrato, domenica 19 alle 18 presso il Palazzo Oliva, dall’autore, l’edizione critica “Santa Maria di Sitria. Fonti scritte di un’abbazia romualdina sull’Appennino Umbro-marchigiano (1013 – 1390)”.

L’opera è curata da Ettore Baldetti e stampata dalle Arti Grafiche Editoriali (AGE) di Urbino, nella cui corposa introduzione si descrive la storia dell’ente umbro-marchigiano, riferibile a tre grandi periodi – le origini eremitico-romualdine (sec. XI), l’interazione politico-religiosa con il Comune di Senigallia (secc. XII-XIII), il predominio degli Atti di Sassoferrato (secc. XIV-XV) -, prima del conferimento dell’abbaziato a prelati secolari nel 1453 e del successivo trasferimento della sede amministrativa dei beni, estesi dall’Eugubino al Senigalliese, nel piccolo comune marchigiano di Barbara, feudo abbaziale fin dagli inizi del XII secolo.

Le fonti scritte disperse e in parte ritrovate, confrontate e integrate con altra documentazione e riproduzioni di reperti architettonici coevi, lumeggiano le origini eremitiche della fondazione romualdina, l’evoluzione cenobitica e soprattutto le relazioni dell’abbazia con i protagonisti della micro e della macrostoria.

In particolare: i rapporti con i signori di origine longobarda del Gastaldato Frisiano, che ne hanno favorito la prima formazione in sintonia con la corte imperiale germanica; i contatti variegati con il limitrofo eremo di Santa Croce di Fonte Avellana nonché con i vescovi delle diocesi di Nocera Umbra, Gubbio, Cagli e Senigallia, sedi delle chiese subalterne; le schermaglie e le interazioni con i nascenti comuni dell’hinterland; gli scambi epistolari degli abati commendatari con pontefici e cardinali residenti ad Avignone e a Roma; le frequentazioni di grandi famiglie signorili trecentesche, italiane e francesi, con le quali gli stessi religiosi hanno interagito, anche per gli importanti incarichi affidati a loro dai papi nel corso del Trecento, come le missioni di pacificazione a favore di Genova, Milano, Padova e Venezia, l’organizzazione del definitivo ritorno a Roma e il contrasto alla successiva espansione dello Scisma d’Occidente nei regni iberici.

Prezioso è poi il ritrovamento di un altro documento inedito riguardante Cante Gabrielli, podestà di Firenze famoso per aver condannato Dante Alighieri alla pena capitale in contumacia. Signore di Gubbio e Frontone, in rapporti collaborativi con l’eremo di Fonte Avellana – ingiustamente vituperato dal poeta nel XXI canto del Paradiso -, Cante si recò a Sitria per stipulare un contratto con un privato, dimostrando così di poter monitorare personalmente le sedi religiose di ospitalità zonali, proprio nel periodo in cui l’illustre “ghibellin fuggiasco”, nel suo girovagare, frequentava anche questa zona degli Appennini centro-orientali, mentre attendeva alla stesura delle ultime due cantiche della “Divina Commedia”.

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