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Arcevia, accolto il ricorso di Italia Nostra sulla nuova cava sul monte Sant’Angelo

"Auspichiamo che dopo quasi diciannove anni di vertenze la Provincia di Ancona voglia davvero voltare pagina"

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Anche l’appello di Italia Nostra contro il provvedimento della Provincia di Ancona per l’attivazione di un bacino estrattivo di calcari stratificati sul Monte Sant’Angelo di Arcevia è stato accolto dal Consiglio di Stato (Sentenza 5219/2023) per almeno una parte dei motivi di ricorso, gli stessi già accolti per il ricorso effettuato dal Comune di Arcevia, e cioè la mancata valutazione degli impatti cumulativi con le altre cave pregresse ed attive e il mancato aggiornamento delle stime degli effettivi fabbisogni per quel tipo di materiali.

Auspichiamo che dopo quasi diciannove anni di vertenze la Provincia di Ancona, assieme alla Regione Marche, voglia davvero voltare pagina, e considerare attentamente la necessità di effettuare una pianificazione moderna, priva di scelte preconcette, e che sia supportata da una metodologia corretta. Vogliamo sperare dunque che anzitutto sia rivisto il metodo, non solo che sia abbandonata l’opzione del Monte Sant’Angelo per i numerosi motivi di ordine ambientale che anche il Consiglio di Stato ha considerato sia pure in senso generale e cioè in particolare l’aspetto idrogeologico.

Occorre infatti una rinnovata attenzione per le tematiche che non a caso sono oggi di scottante attualità e che si ricollegano direttamente alle cave ed ai loro associati impatti ambientali: bisogna perciò regolamentare il consumo di suolo, applicare le leggi in materia di riciclo degli inerti nonché far progredire la legislazione in quella materia, bisogna elevare il livello di effettiva tutela idrogeologica.

Cogliamo infine l’occasione di ricordare l’importanza che un territorio tutelato sotto il profilo ambientale può rivestire anche sotto l’aspetto economico, oggi che l’attenzione per le cosiddette aree interne si sta facendo più alta, non tanto per l’attrattiva turistica (da gestire con cautela), ma anche per le produzioni tipiche di qualità, le quali richiedono la sussistenza di comunità coese, vive e non disarticolate da dinamiche di abbandono in cui concorrono anche quelle politiche disattente che finiscono per favorire speculatori di vario genere, attori economici ‘mordi e fuggi’. A tal proposito siamo anche preoccupati per lo scenario che l’inchiesta soprannominata Fango e Cash sta mettendo in luce, scenario che potrebbe offrire l’esempio di ciò che non dovrebbero mai diventare le aree troppo presto definite marginali.

 

da: Italia Nostra – sezione di Arcevia

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