“Il Comune continua a non chiarire perché Arcevia abbia rinunciato a quei soldi”
Fratelli d'Italia: "È una domanda semplice, ma a cui non è stata data una risposta altrettanto chiara"

La recente comunicazione dell’Amministrazione comunale sulla mancata partecipazione al bando regionale per i territori interni non chiarisce il punto centrale della vicenda: perché Arcevia abbia rinunciato a una possibilità di finanziamento fino a 750.000 euro, destinata a rigenerazione urbana, valorizzazione culturale, spazi pubblici e sviluppo turistico.
È una domanda semplice, ma a cui non è stata data una risposta altrettanto chiara.
Nel tentativo di giustificare questa scelta, l’Amministrazione ha elencato numerosi interventi in corso, per lo più legati a emergenze come l’alluvione del 2022 o il sisma del 2016.
Si tratta di opere necessarie, ma finanziate attraverso fondi vincolati, assegnati sulla base dei danni subiti o di programmi definiti da altri livelli istituzionali. È il caso, ad esempio, degli interventi sui cimiteri, resi possibili da finanziamenti Sisma attribuiti in precedenti legislature, oppure della demolizione e ricostruzione dell’asilo nido, per il quale il finanziamento PNRR era già stato intercettato e la realizzazione avviata.
In molti casi, inoltre, si tratta di progettualità e risorse messe in campo da Ministeri, Regione, Protezione Civile o strutture commissariali, rispetto alle quali il Comune svolge, quando richiesto, un ruolo prevalentemente operativo e procedurale. Un esempio emblematico è la caserma dei Vigili del Fuoco: l’area è stata ceduta al Demanio e progettazione e realizzazione sono interamente a carico del Provveditorato alle Opere Pubbliche, non dell’ente comunale.
È quindi fondamentale distinguere tra la presenza di cantieri, resa possibile da programmi nazionali e regionali già attivi, e la capacità dell’ente di intercettare nuove opportunità di sviluppo. Il bando per i territori interni richiedeva una scelta autonoma, una visione e una progettazione mirata. Arcevia, semplicemente, non ha partecipato.
La motivazione del cofinanziamento non è sufficiente a spiegare questa rinuncia. Altri Comuni marchigiani, anche con risorse simili o inferiori, hanno trovato soluzioni compatibili, modulando i progetti in base alle proprie possibilità. Rinunciare a una simile opportunità significa accettare che il territorio resti indietro.
Per comprendere meglio il quadro reale, ho svolto analisi puntuali dei dati, partendo dai CUP, ovvero i Codici Unici di Progetto.
Il CUP è un codice obbligatorio che identifica ogni intervento pubblico finanziato: in sostanza è la “carta d’identità” di un’opera, che consente di capire da dove arrivano i fondi, per quale finalità sono destinati e quale ente li gestisce. Analizzare i CUP significa quindi analizzare dati ufficiali, verificabili e trasparenti.
Dalle analisi dei dati emerge con chiarezza che la quasi totalità dei progetti attivati dal Comune negli ultimi due anni, cioè da quando si è insediata l’attuale Amministrazione, deriva da fondi vincolati, collegati ad alluvione, sisma, eventi meteorologici eccezionali o obblighi di messa in sicurezza. Non risultano CUP riconducibili a interventi di rigenerazione urbana, cultura, turismo o valorizzazione del territorio, ovvero gli ambiti specifici previsti dal bando per i territori interni.
Un ulteriore elemento che emerge dalle analisi dei dati è il ricorso frequente alla progettazione esterna. Numerosi CUP riguardano infatti affidamenti a professionisti esterni per progettazioni, direzioni lavori, coordinamento della sicurezza e attività tecniche specialistiche. Questo aspetto appare in evidente disaccordo con il dichiarato potenziamento dell’Ufficio Tecnico: se l’ufficio è stato rafforzato per aumentare la capacità progettuale interna, risulta difficile comprendere perché una parte consistente delle progettazioni continui a essere affidata all’esterno.
Una scelta che solleva interrogativi legittimi non solo sull’efficacia del potenziamento stesso, ma anche sul rispetto del principio di rotazione degli affidamenti, così come previsto dal Codice dei Contratti pubblici attualmente in vigore.
Questa incoerenza solleva interrogativi legittimi sull’efficacia delle scelte organizzative adottate.
In questo contesto assume un peso politico e amministrativo rilevante anche la composizione attuale dell’Ufficio Tecnico e Urbanistica, che oggi risulta formato da un funzionario tecnico con incarico di elevata qualificazione, due funzionari tecnici di categoria D, due istruttori tecnici (part‑time di cui uno di essi per la formazione del personale) e un istruttore amministrativo. Una struttura fortemente orientata ai profili tecnico‑amministrativi, mentre si registra una progressiva riduzione del personale operativo, con più di un operaio che negli ultimi mesi ha scelto di lasciare l’ente.
Questa è una scelta politica e organizzativa precisa, che oggi appare inadeguata: più colletti bianchi e meno operai significa minore capacità di intervento diretto sul territorio così vasto, difficoltà nella manutenzione ordinaria, carichi di lavoro squilibrati e un clima organizzativo che rischia di diventare fragile. È una scelta che incide concretamente sulla qualità dei servizi e sulla capacità del Comune di rispondere ai bisogni quotidiani della comunità.
Colpisce che, nella risposta dell’Amministrazione, non venga affrontato il tema dell’ambiente interno dell’Ufficio Tecnico e dell’area operativa, né le ragioni di questa progressiva uscita di personale. Ignorare il problema non aiuta a spiegare perché, nonostante un apparato amministrativo numericamente consistente, non si sia riusciti nemmeno a predisporre una candidatura per un bando strategico.
Il nodo vero, dunque, non è il numero dei cantieri, ma la direzione politica e amministrativa scelta. Gestire emergenze è doveroso, ma non può essere l’unica prospettiva. I territori interni hanno bisogno di programmazione, equilibrio tra uffici e operatività, valorizzazione delle risorse umane e capacità di guardare oltre l’ordinaria amministrazione.
Perdere un finanziamento di questa entità significa rinunciare a una parte del futuro di Arcevia. È quindi legittimo e necessario chiedere chiarezza sulle scelte fatte e su quelle che si intendono fare, affinché simili occasioni non vengano più lasciate andare.
Arcevia merita risposte, trasparenza e un’amministrazione capace di trovare il giusto equilibrio tra struttura amministrativa e lavoro sul territorio, tra progettazione e operatività, tra gestione dell’emergenza e costruzione del futuro.
Circolo FRATELLI D’ITALIA ARCEVIA “Livio Piermattei”




















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