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“Il Monte Sant’Angelo di Arcevia riproposto come sito per un enorme bacino estrattivo”

Italia Nostra: "La Provincia sta riesumando il vecchio Programma Provinciale delle Attività Estrattive e il Comune non potrà opporsi"

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Monte Sant'Angelo - Arcevia

La Provincia di Ancona sta in questi mesi riesumando il vecchio Programma Provinciale delle Attività Estrattive, basato su datatissime previsioni di fabbisogno, e su altrettanto vecchie e superate visioni del territorio montano regionale, oggi bisognoso di una matura visione di tutela ambientale, che non deve concedere spazio a politiche essenzialmente predatorie, che non arrecano un vero sviluppo.

Ad Arcevia anzi, la grande cava non più attiva e sita proprio di fronte al suo magnifico centro storico, è stata oggetto di uno smaltimento di rifiuti abusivo ora sotto indagine (nell’ambito della vasta operazione denominata Fango & Cash).

La Provincia di Ancona intende completare il programma delle cave riproponendo il Monte Sant’Angelo di Arcevia come sito per un enorme bacino estrattivo da suddividere potenzialmente in due vallate interne. Ipotesi che fu bocciata, su ricorso di Italia Nostra, prima dal TAR Marche e poi dal Consiglio di Stato (nel 2011), con motivazioni di grande validità. Successivamente il Consiglio di Stato, in via del tutto astratta, consentiva alla Provincia di esperire la procedura di Valutazione Ambientale Strategica per completare la programmazione.

Questa procedura è prossima al termine e ha visto una Delibera di adozione (27/2020) che prevede il ritorno, di fatto tale e quale, all’ipotesi già bocciata dalla giustizia amministrativa. Di per sé la cosa è di una gravità inaudita. Tanto più per il caso del Monte Sant’Angelo, oggi parte di un Parco della Memoria Storica istituito con legge regionale, in considerazione dei gravi fatti occorsi durante la Resistenza (Eccidi di Monte Sant’Angelo e Montefortino).

Si vorrebbe vedere una tutela simile a quella progettata per Marzabotto dove vengono considerati aspetti valoriali e archeologici insieme, non certo una snaturante devastazione, che impatterebbe uno dei boschi più estesi della Provincia, uno dei luoghi più amati dagli Arceviesi, dagli amanti della montagna ben oltre Arcevia, dagli appassionati e studiosi di archeologia (per la Necropoli gallica e il Santuario di Montefortino), della sacralità dei luoghi, della storia e del folklore locali.

La riproposizione del gigantesco bacino estrattivo contrasta fortemente con la ripresa in atto dell’economia strettamente legata al territorio e in particolare turistica, basata sul proprio valore ambientale e paesaggistico assolutamente notevole e apprezzato anche all’estero.

Purtroppo il Piano cave fa capo alla Provincia di Ancona ed il Comune di Arcevia non potrà che accettare passivamente questa enorme distruzione.

da Italia Nostra – Sezione di Arcevia

Commenti
Solo un commento
anto82 2021-08-01 15:20:43
Possibile che non si possa fare niente per opporsi?
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