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“Le unioni di Comuni sono moltiplicatori di costi che ricadono sui più piccoli”

Svolta a Ostra Vetere la seconda assemblea pubblica promossa dal Comitato UnionEXIT: presentati dati e casi del pesarese

Incontro a Ostra Vetere organizzato dal Comitato Unionexit

“Le Unioni dei Comuni sono dei moltiplicatori di costi e di spese, che ricadono inevitabilmente sugli enti, che vi hanno aderito, in particolare su quelli più piccoli.

E quando a guidare queste strutture è di fatto un Comune più grande, come è appunto Senigallia nella Marca Senone, o Pesaro, come nel caso dell’Unione di Pian del Bruscolo, l’Unione diventa uno strumento solo al loro servizio, che la utilizzano unicamente per risolvere i gravi problemi delle loro macchine amministrative e per garantirsi l’egemonia partitica nel territorio regionale, come sta facendo il PD nelle Marche. A scapito, ovviamente, delle tante identità e della storia di tanti Comuni amministrati da uomini e donne del PD, che senza alcuna capacità al confronto e senza alcuna capacità di comprendere fino in fondo queste operazioni, meramente burocratiche, stanno mettendo le tante comunità locali nelle condizioni di vedersi defraudare delle loro risorse economiche in nome di un miglioramento dei servizi al cittadino che, stando ai dati ufficiali e ai rendiconti certificati, non esiste e non v’è mai stato.”

Tutto questo, e tanto altro, è emerso dalla seconda conferenza pubblica, organizzata e promossa dal Comitato UnionEXIT e dai Gruppi consiliari di opposizione dei Comuni di Senigallia e delle Valli Misa-Nevola, che si sono ritrovati la sera di venerdì 23 ottobre ad Ostra Vetere per fare il punto sulla situazione dell’Unione dei Comuni della Marca Senone, l’ultima ‘scatola vuota’, in ordine di tempo, nata nelle Marche per volontà e imposizione del PD e del sindaco Mangialardi di Senigallia, che hanno costretto e obbligato altrettanti sindaci del PD dei Comuni di Serra de’ Conti, Arcevia, Barbara, Ostra, Ostra Vetere e Trecastelli ad aderire ad un ‘carozzone partitico e burocratico’, che a distanza di un anno dalla sua costituzione non ha prodotto alcun vantaggio per nessuno e mai ne produrrà, visti presupposti e le motivazioni, per cui è nata questa Unione della Marca Senone. Alla presenza di cittadini e dei consiglieri di opposizione di alcuni Comuni dell’Unione della Marca Senone (Massimo Bello, Giuseppina Codias, Giorgio Sartini, Giordano Rotatori, Luciano Galeotti), il tema è stato affrontato con serietà, ma soprattutto con dovizia di casi concreti.

Se ne è parlato, infatti, con testimonianze dirette, ma soprattutto con alcuni ospiti di eccellenza, che hanno portato all’attenzione della platea numeri, cifre, dati ed esperienze concrete. A cominciare dal sindaco di Montelabbate, Cinzia Ferri, che proprio un anno fa ha deciso di uscire dall’Unione di Pian del Bruscolo perché “l’Unione era diventata un costo enorme per il nostro Comune – ha detto – che, pagando una quota di adesione di oltre 500.000 euro all’anno, non riceveva alcun vantaggio e alcun miglioramento dei servizi comunali; l’Unione serviva solo a Pesaro e al suo sindaco per affermare il suo sistema di potere e quello del PD nel territorio.” E ha aggiunto che “oggi, Montelabbate, uscendo dall’Unione, non solo ha migliorato i propri servizi, a cominciare da quelli scolastici, ma ha avuto ulteriori risorse a disposizione da investire nel proprio territorio, senza dover rendere conto a nessuno, tanto meno a chi, come Pesaro, non importava nulla della nostra realtà comunale; l’Unione, è solo un’operazione salvataggio per Comuni grandi come Pesaro e Senigallia, che oggi si trovano in notevole difficoltà, e che solo con operazioni, come quelle delle Unioni, possono salvarsi dal dissesto finanziario e dal tracollo istituzionale, a cui stanno andando incontro.”

Le fa eco Cristina Cannas del Comune di Tavullia, che ha ribadito come “le Unioni rispondano – ha detto – solo ad una logica di partito, il PD, che vuole creare sovrastrutture pubbliche nel territorio per togliere ogni potere decisionale alle comunità locali e per controllare in modo capillare realtà territoriali, che possono gestire i servizi attraverso le ‘convenzioni’, che permettono agli enti di rimanere titolari della loro sovranità e, allo stesso tempo, di collaborare fattivamente tra loro per migliorare l’efficienza dei servizi.” E ha aggiunto che “le Unioni dei Comuni sono solo un grande business istituzionale per i grandi Comuni, come Pesaro e Senigallia, che diversamente sarebbero costretti a fare l’elemosina per chiudere i propri bilanci.”

A concludere i lavori della seconda conferenza di UnionEXIT il Vice Presidente nazionale dell’ANCI e sindaco di Pergola, Francesco Baldelli, che ha ribadito la sua contrarietà alle Unioni “perché sono la risposta sbagliata – ha detto – all’esigenza di miglioramento dei servizi comunali, che possono essere gestiti attraverso lo strumento delle ‘convenzioni’, nel pieno rispetto delle autonomie locali e nel rispetto di ogni singolo ‘campanile’, che rappresenta il segno di libertà di ogni municipalità.”

Il Vice Presidente nazionale dell’ANCI Baldelli ha difeso le autonomie locali e ha condannato chi vorrebbe cancellarle in nome di operazioni squisitamente di partito, incoraggiate oltretutto da un delirio di onnipotenza, che vorrebbe allontanare i cittadini dalle istituzioni locali, che sono il primo punto di riferimento di chiunque.

Ma il sindaco di Pergola Baldelli ha tirato fuori anche i numeri e i dati ufficiali, quelli del Ministero dell’economia e finanze e di Banca d’Italia, che fanno comprendere, senza alcun equivoco, che in relazione al debito pubblico nazionale, stimato ad oltre i 2.231 miliardi di euro, il costo delle macchine comunali incidono di circa lo 0,9%. Dei circa 8000 Comuni italiani, poi, oltre il 70% è costituito da piccoli Comuni, la cui spesa incide ancor meno di quello 0,9%, mente i grandi Comuni, tra cui si possono annoverare anche Senigallia e Pesaro, giusto per fare un esempio (lasciando fuori i grandissimi Comuni come quelli di Roma, Napoli, Torino, Milano ed altri) rappresentano più del 50% della spesa totale degli enti locali italiani nell’ambito del bilancio dello Stato (circa 900 miliardi di euro), che oggi ammonta a circa 39 miliardi euro all’anno.

“Per cui, è ovvio – ha specificato il Vice Presidente dell’ANCI Baldelliche ci troviamo di fronte a cifre che dimostrano che i Comuni non sono il problema del debito pubblico, ma lo sono semmai le Regioni e i Ministeri. Questi sono i motivi principali, per i quali i Comuni, soprattutto quelli piccoli, sono una risorsa imprescindibile, a cui è impossibile rinunciare. E’ in atto, purtroppo, un’operazione, con cui vogliono eliminare le tante identità comunali e distruggere quei simboli di libertà, che contraddistinguono fortemente ciascun Comune, soprattutto quegli oltre 6000 piccoli Comuni, che rappresentano l’ossatura portante dell’ordinamento delle autonomie locali. E a tutto questo, dobbiamo opporci e farlo con la forza della ragione, sensibilizzando ogni singolo cittadino e ogni singolo amministratore di quei Comuni, che sono caduti o stanno per cadere nella ‘trappola’ delle Unioni dei Comuni.”

da Comitato promotore UnionEXIT
comitato.unionexit@tiscali.it

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